News generali

11 novembre 2016

L’INDICE FAO DEGLI ALIMENTI IN CRESCITA DEL 3,6% NEGLI ULTIMI TRE MESI

In forte aumento ad ottobre gli indici dei prezzi dei Lattiero-caseari e dello Zucchero
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20 luglio 2016

Commissione Europea: nuove misure finanziare a sostegno del settore agricolo

La Commissione Europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure per il settore agricolo stanziando risorse per un valore di 500 milioni di euro al fine di supportare gli agricoltori comunitari che si trovano a fronteggiare serie difficoltà di mercato, in...
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14 aprile 2016

L’INDICE FAO DEL PREZZO DEGLI ALIMENTI IN AUMENTO DELL’1% A MARZO

Al consistente rialzo dell’indice del prezzo dello zucchero si contrappone la caduta dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari
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20.05.2014

FAO: prospettive sui mercati della carne ovina (maggio 2014)

La produzione di carne ovina, nel 2014, dimostrerà due trend ben distinti: in Oceania, i lunghi periodi di siccità causeranno un forte ridimensionamento dell'offerta, mentre nel resto del mondo la produzione continuerà a far registrare valori positivi; l'azione contemporanea di queste due situazioni aumenterà il livello massimo di output dello 0.5%, arrivando quindi a 14 milioni di tonnellate totali. I maggiori produttori risulteranno ancora i paesi in via di sviluppo, con Cina, India, Sudan e Pakistan che mostreranno forti crescite nella produzione, favorite da elevate disponibilità di mangime per gli animali. Come detto precedentemente, la produzione in Australia e in Nuova Zelanda calerà drasticamente, così come quella dell'Unione Europea - secondo produttore mondiale - anche se in maniera meno accentuata.

Le gravi condizioni climatiche influenzeranno anche gli scambi di carne ovina; da sole, infatti, Australia e Nuova Zelanda costituiscono l'85% delle esportazioni mondiali: la siccità porterà, quindi, ad un calo del 3.7%, diminuendo le quantità totali esportate a 951 mila tonnellate. Questa situazione spingerà gli esportatori dell'Oceania a soddisfare le richieste dei mercati più profittevoli, ossia UE e Stati Uniti, a scapito di quelli meno redditizi, come Cina, Qatar, Malesia e Emirati Arabi. Ciò favorirà l'aumento delle vendite di India e Uruguay, che serviranno, rispettivamente, i mercati del Medio Oriente, e i mercati di Cina e Brasile.