News generali

28 ottobre 2021

Global milk production expected to tighten over winter

Challenging weather and high feed costs are expected to impact milk production through 2021, despite good prices. This has reduced global supply[1] growth forecasts for 2021 from 1.4% to 1.0%, equivalent to 1.1bn litres less milk. Both the US and the EU-27...
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28 ottobre 2021

November milk price increase for Arla farmer suppliers

Arla's milk price for November 2021 will see an increase as European dairy commodities have 'continued to increase significantly'. The price increase of 0.90p per litre from 1 November takes the co-operative's conventional milk price to 33.52p per...
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28 ottobre 2021

UK dairy exports to Australasian markets to be explored

Dairy farmers will be given the chance to explore the opportunities of exporting to Australia and New Zealand amid worry over the impact of the trade agreements on the sector.
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20.05.2014

FAO: prospettive sui mercati della carne ovina (maggio 2014)

La produzione di carne ovina, nel 2014, dimostrerà due trend ben distinti: in Oceania, i lunghi periodi di siccità causeranno un forte ridimensionamento dell'offerta, mentre nel resto del mondo la produzione continuerà a far registrare valori positivi; l'azione contemporanea di queste due situazioni aumenterà il livello massimo di output dello 0.5%, arrivando quindi a 14 milioni di tonnellate totali. I maggiori produttori risulteranno ancora i paesi in via di sviluppo, con Cina, India, Sudan e Pakistan che mostreranno forti crescite nella produzione, favorite da elevate disponibilità di mangime per gli animali. Come detto precedentemente, la produzione in Australia e in Nuova Zelanda calerà drasticamente, così come quella dell'Unione Europea - secondo produttore mondiale - anche se in maniera meno accentuata.

Le gravi condizioni climatiche influenzeranno anche gli scambi di carne ovina; da sole, infatti, Australia e Nuova Zelanda costituiscono l'85% delle esportazioni mondiali: la siccità porterà, quindi, ad un calo del 3.7%, diminuendo le quantità totali esportate a 951 mila tonnellate. Questa situazione spingerà gli esportatori dell'Oceania a soddisfare le richieste dei mercati più profittevoli, ossia UE e Stati Uniti, a scapito di quelli meno redditizi, come Cina, Qatar, Malesia e Emirati Arabi. Ciò favorirà l'aumento delle vendite di India e Uruguay, che serviranno, rispettivamente, i mercati del Medio Oriente, e i mercati di Cina e Brasile.